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Matteo Olivero: La formazione, i temi, la fortuna

Nell’ambito della Rassegna “Un Libro per The – i Venerdì della Biblioteca” verrà presentato il volume “Matteo Olivero. La formazione, i temi, la fortuna”, edito da Centro Studi Piemontesi e Albertina Press, con la partecipazione del prof. Antonio Musiari, docente dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, già curatore dell’omonima esposizione dedicata al pittore (nato ad Acceglio nel 1879), svoltasi nei mesi estivi in varie location tra cui la Castiglia a Saluzzo.

La presentazione avrà luogo alle ore 17.30 presso la Sala Verde di Palazzo dei Vescovi (Via Maghelona, 7) a Saluzzo e sarà preceduta alle ore 16.30 da una visita guidata alla Biblioteca Storica (ingresso Via Volta 9) a cura della dott.ssa Giancarla Bertero, che già aveva collaborato con la prof.ssa Rosanna Maggio Serra all’allestimento della Pinacoteca Matteo Olivero nel 2012 e, insieme con vari studiosi ed esperti del nostro territorio, ha partecipato alla redazione del presente volume.

Personalità complessa, al cui fascino contribuirono le origini occitane e i viaggi, Matteo Olivero (Acceglio 1879 – Saluzzo 1932) ritrova in questo volume aspetti della biografia e dell’opera rimasti in ombra. Anzitutto, si riscoprono la formazione dal 1896 in Accademia Albertina e, dal 1902, la vita di bohème a Torino che fecero maturare un precoce talento. Nel 1905 Olivero si trasferì a Saluzzo anche in polemica con la competizione tra artisti nella città sabauda, mal camuffata da istanze socialisteggianti. Dapprima in difficile equilibrio tra la provincia e l’orizzonte internazionale cui lo traeva anche l’amicizia con Giuseppe Pellizza da Volpedo e Alexis Mérodack-Jeaneau, il pittore visse poi tra entusiasmo e scoraggiamento. A sostenerlo provvidero, accanto alla madre Lucia, committenti spesso divenuti confidenti, tra cui Alice Galimberti Schanzer e quindi Luigi Burgo. A Saluzzo, le Collezioni Civiche, la Pinacoteca Matteo Olivero e il Fondo Olivero nell’Archivio Storico hanno suggerito contributi sulla costituzione di un tale patrimonio di testimonianze visive e scritte intorno all’artista che nella città d’elezione spirò anzitempo. A Cuneo, il Museo Casa Galimberti e il lascito di Ermete Revelli confluito nella Fondazione intitolata a suo figlio Nuto hanno riaperto l’esplorazione della rete di rapporti intrecciata da Olivero, incluso il dialogo con il pioniere della demoetnoantropologia Euclide Milano. L’attenzione ai documenti si accosta in questa ricerca polifonica alla lettura della produzione di Olivero per temi, nell’intento sia di valorizzare zone riposte come il senso del sacro, sia di meglio individuare la cifra dei ritratti e degli autoritratti. Olivero amò e infinite volte raffigurò il paesaggio alpino: in Val Varaita e nella Val Maira che gli diede i natali sono stati condotti raffronti tra dipinti e vedute, ritrovando i punti di vista e precisando così soggetti e titoli fin qui confusi o inesatti. Anche grazie a questo tesoro di immagini e informazioni ricavate sul campo, l’omaggio a colui che – tra tante maschere – volle presentarsi come semplice figlio della montagna vale da auspicio per la continuazione degli studi al suo riguardo.